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Nobili da tutta Europa andarono in visita alla sua casa paterna per veder lavorare la Gemma d'Italia o il Sole dEuropa come la definivano. Ed Elisabetta si fece protagonista della propria arte trasformandola anche in spettacolo pubblico. Lasciava stupiti i suoi ammiratori per la velocità con cui appuntava su carta le invenzioni dei suoi soggetti: pochi tratti di matita completati con tocchi di acquerello. Curiosa e attenta, possedeva una tecnica tesa verso una continua evoluzione che la portò, nel corso della sua breve vita, verso una pittura sempre più neoveneta, sia per la modalità di stesura a macchie che per la luminosa e vivace scelta cromatica.
Di lei si invaghì, in forma platonica, il canonico Malvasia, suo maggiore promotore e biografo, che scriverà Felsina pittrice (1678).
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